Skip to main content

Fotovoltaico per pompa di calore: quanti kW servono davvero per scaldare casa

Il fotovoltaico per pompa di calore è un impianto solare dimensionato contando anche i consumi elettrici del riscaldamento. Infatti la pompa aggiunge migliaia di kWh ai consumi di casa. Quanti kW servono, allora? Qui trovi il calcolo, un esempio in Brianza e un limite che pochi raccontano. Poi vediamo come alzare la quota di energia solare che la pompa usa davvero.

Indice dei contenuti

Fotovoltaico per pompa di calore: parti dai consumi

La pompa si dimensiona a parte

Prima di tutto ti serve una pompa della taglia giusta. La sua potenza termica dipende da metri quadri, isolamento e terminali. Per questo segue un calcolo diverso. Se devi ancora sceglierla, parti dal dimensionamento pompa di calore residenziale. Al fotovoltaico, invece, interessano i kWh elettrici che la pompa assorbe in un anno.

Il consumo è fabbisogno diviso SCOP

La formula di partenza è semplice: consumo elettrico uguale fabbisogno termico annuo diviso SCOP. Lo SCOP misura l’efficienza sull’intera stagione, sbrinamenti compresi. Per esempio, una casa di 120 mq che chiede 100 kWh/mq all’anno vuole circa 12.000 kWh termici. Con SCOP 4 la pompa consuma 3.000 kWh elettrici. Con SCOP 3, invece, ne servono circa 4.000. Se la pompa ce l’hai già, guarda le bollette. Altrimenti, la guida sulla pompa di calore aria acqua indica 2.500-4.000 kWh annui per una casa ben isolata.

Quanti kWp aggiungere: il calcolo con un esempio

La produzione specifica della tua zona

Poi ti serve un secondo dato: quanto produce 1 kWp sul tuo tetto in un anno. Si chiama produzione specifica e cambia con orientamento e ombre. A Seveso, con pannelli a sud inclinati di 30°, PVGIS stima circa 1.355 kWh per kWp. Con falde a est o a ovest, però, il numero scende. In pratica, i kWp aggiuntivi sono il consumo annuo della pompa diviso la produzione specifica.

L’esempio: da 3.000 kWh a 2,2 kWp

Prendi la casa dell’esempio, con 3.000 kWh all’anno di pompa. Dividi per 1.355 e ottieni circa 2,2 kWp in più. Con 2.500 kWh bastano circa 1,8 kWp. Con 4.000 kWh, invece, ne servono circa 3. Per una casa energivora da 5.000 kWh si arriva intorno a 3,7 kWp. Attenzione, però: questi kWp si sommano a quelli per luce ed elettrodomestici.

Non esiste una regola fissa

Online trovi regole del tipo “un kWp ogni tanti kW di pompa”. Nessuna norma le prevede. Per esempio, l’app gratuita PDC_RISC di ENEA e Università di Padova valuta anche il fotovoltaico a supporto. Eppure, nei casi pubblicati, con la stessa pompa da 6 kW, ha indicato 1 kWp ad Aosta e 3 kWp a Livorno. Contano clima, casa e abitudini. Così il fotovoltaico per pompa di calore si progetta sui tuoi kWh, non su una tabella.

Mismatch stagionale: si pareggia l’anno, non l’inverno

Qui sta il punto che cambia le aspettative sul fotovoltaico per pompa di calore. Il calcolo precedente pareggia i kWh sull’anno. Non dice nulla, però, su quando quei kWh arrivano. È come uno stipendio pagato quasi tutto d’estate, con le spese concentrate d’inverno.

D’inverno il tetto produce poco

Guarda i dati PVGIS di Seveso per ogni kWp installato. A luglio produce circa 159 kWh, a dicembre appena 64. In totale, da novembre a febbraio il tetto dà circa il 22% dell’energia annua. Anche l’intera stagione di riscaldamento, dal 15 ottobre al 15 aprile, si ferma intorno al 39%. Inoltre le giornate sono corte. Secondo ENEA, a novembre un impianto domestico non produce più dopo le 16:30.

Al freddo la pompa consuma di più

Dall’altra parte, la pompa concentra i consumi proprio nei mesi bui. Secondo una nostra stima sulle temperature medie di Milano, novembre-febbraio pesa circa il 75-80% del riscaldamento. È un ordine di grandezza, non una misura. In più, al freddo l’efficienza cala. Per esempio, la scheda di un modello aria-acqua dà un COP di 4,52 a +7 °C. A -7 °C, invece, scende a 3,08. Quindi, a parità di calore, la macchina assorbe circa il 47% di elettricità in più. Con i radiatori a 55 °C il COP scende ancora, fino a 2,11.

Inseguire l’inverno porta fuori strada

Ora torna all’esempio da 2,2 kWp. Tra novembre e febbraio quei pannelli producono circa 640 kWh. Nello stesso periodo, invece, la pompa ne chiede oltre 2.000. Per coprire l’inverno dovresti più che triplicare i pannelli. D’estate, però, produrresti molto più di quanto usi. È il classico impianto sovradimensionato: tanta potenza, poco autoconsumo. Per questo l’obiettivo onesto resta il pareggio annuo, come ricorda anche QualEnergia.

Come alzare la quota solare della pompa

Il pareggio annuo, però, è solo il punto di partenza. Secondo un manuale tecnico svizzero, senza ottimizzazione una famiglia autoconsuma il 15-30% della produzione. Con pompa di calore, gestione e batteria si sale al 30-70%. Ecco le leve che rendono più utile il tuo fotovoltaico per pompa di calore.

Programma la pompa nelle ore centrali

D’inverno il picco di produzione cade tra le 10 e le 15. Perciò conviene far lavorare la pompa soprattutto in quella finestra. Lo consiglia anche ENEA: la domotica attiva il riscaldamento nelle ore centrali, anche se in casa non c’è nessuno. Con il pavimento radiante la pompa lavora in continuo, con i radiatori a intermittenza. In pratica, produci calore quando c’è il sole e lo usi dopo.

Casa e acqua calda come accumulo

Una casa ben isolata funziona come un thermos. Nelle ore di sole puoi alzare il termostato a 22 °C, due gradi sopra lo standard. Infatti, in un caso reale descritto da QualEnergia, il mattino dopo la casa è ancora a 18-19 °C. Senza isolamento, però, la strategia non funziona. Anche un bollitore da 200 litri a 55-60 °C trattiene energia fino a circa un giorno e mezzo. Inoltre lo standard SG-Ready dà priorità all’acqua calda e poi alla casa. Tuttavia, non esagerare con le temperature, perché il COP peggiora.

La batteria aiuta, ma d’inverno poco

Una batteria sposta l’energia del giorno verso la sera. D’inverno, però, l’eccedenza da accumulare è poca. Di conseguenza, se la pompa usa già il sole delle ore centrali, resta poco da mettere da parte. Anche QualEnergia ricorda che coprire l’inverno è pressoché impossibile, perfino con una batteria. Nelle mezze stagioni, invece, l’accumulo lavora meglio. Prima di comprarla, valuta quando conviene davvero il fotovoltaico con accumulo.

Domande frequenti sul fotovoltaico per pompa di calore

Quanti kW di fotovoltaico servono per una pompa di calore?

Dividi i kWh annui consumati dalla pompa per la produzione specifica del tuo tetto, che a Seveso è circa 1.355 kWh/kWp.

Con il fotovoltaico riscaldo casa gratis d’inverno?

No: da novembre a febbraio il tetto produce circa un quinto dell’energia annua, mentre la pompa concentra lì gran parte dei consumi.

Che cos’è lo SCOP di una pompa di calore?

È l’efficienza media sull’intera stagione, calcolata secondo la norma EN 14825 e influenzata da freddo, carico parziale e sbrinamenti.

Serve una batteria con la pompa di calore?

Non sempre: d’inverno l’eccedenza è poca, quindi conviene prima programmare la pompa nelle ore di sole e sfruttare l’accumulo termico.

Cosa vuol dire SG-Ready?

È uno standard che consente di dare priorità all’acqua calda e poi alla casa, in base all’energia solare disponibile in quel momento.

I radiatori peggiorano la resa invernale?

Sì, la mandata alta abbassa il COP: nell’esempio citato scende fino a 2,11 a -7 °C con acqua a 55 °C.

Quando conviene il fotovoltaico per pompa di calore

Il fotovoltaico per pompa di calore conviene quando nasce da un calcolo sui tuoi consumi reali. Parti dai kWh della pompa, dividi per la produzione del tuo tetto e accetta il limite dell’inverno. Poi lavora su orari, isolamento e acqua calda. In questo modo più energia solare finisce davvero nel riscaldamento.

Hai già la pompa, o stai per installarla? Il team Wisenergy può verificare consumi, tetto e terminali, e dirti quanti kWp aggiungere senza esagerare. Così eviti un impianto sbilanciato.